• IL BLOG

    IL BLOG

TOGLIAMO IL VELO ALL'IPOCRISIA - DI NADIRA HARAIGUE

LA VOCE METROPOLITANA - l livello di odio e la paura del diverso al quale ci hanno portato gli integralisti islamici con attentati sanguinosi, prima nei loro paesi, poi esportandoli in occidente, ha indotto sempre più l’opinione pubblica a giustificare l’atteggiamento xenofobo e ultranazionalista di una parte della popolazione. Si sono rotti gli argini del vivere civile e la caccia al diverso è diventato uno sport quotidiano praticato da molte forze politiche, che sguazzano nell’esasperare ed esacerbare il clima e gli animi.
 
Questo porta allo sdoganamento di atti violenti, fisici e verbali, anche nel quotidiano. È quello che è successo a Houda Latrech, la ragazza musulmana con il velo che si recava in università alle 8.00 del mattino in metropolitana a Milano. È inammissibile che una persona, chiunque essa sia, subisca atti violenti perché indossa un simbolo religioso: sia questo un velo, una croce, una kippah.
È inaccettabile che una nazione occidentale, che condanna il terrorismo islamico nel mondo, accetti che questo possa succedere anche ad un solo cittadino sul suo territorio. Semplicemente perché questi atti sono esattamente identici a quelli compiuti dai talebani e perché mossi dallo stesso odio. Cambia solo la modalità.
 
E se quest’aggressione è compiuta contro una donna, è ancor più inaccettabile. Non perché la donna è più debole, ma perché rientra ancora una volta nella sfera del giudizio della donna per il suo aspetto esteriore. Non dobbiamo tollerare che una donna sia additata come una integralista pericolosa solo perché indossa un velo, oppure che sia ritenuta “provocante” se indossa una minigonna. Non si può, quindi, parlare di libertà di culto senza parlare della libertà di ogni donna. Una libertà che potrà essere autentica solo se consapevole e non imposta da un uomo o dalla comunità alla quale appartiene. Le donne hanno lottato secoli, quotidianamente e in ogni angolo del globo per rivendicare il diritto all’autodeterminazione. La libertà di scegliere cosa fare della propria vita, come viverla, la propria religione o non religione, la propria sessualità. La libertà delle donne non può essere valutata in base ai cm di tessuto che hanno sul corpo ma alla libertà stessa delle donne di scegliere quanti cm di tessuto vogliono avere sul loro corpo e la determinazione con la quale portano avanti le loro scelte. Che una donna decida di indossare una minigonna o un velo sulla testa, questa scelta non deve essere imposta. E va rispettata.
 
Il rispetto delle donne parte da qui. Parte dal rispetto della loro scelta e della loro persona. Non potrò mai giudicare il loro modo di vestirsi se è stato deciso da loro. Discuterò invece, sempre e fino allo sfinimento, le donne che si piegano all’imposizione di una società profondamente maschilista. Che questa imposizione spinga le donne ad essere magre, belle, perennemente sul tacco 12 e che può spingerle ad arrivare al gesto estremo della piccola Beatrice Ingui di Torino che si butta sotto un treno perché grassa e quindi non all’altezza dei canoni imposti dalla società o che obblighi una donna a coprirsi totalmente o a non uscire mai di casa.
 
Un atto per cambiare una donna, che esso sia per coprire una “svergognata”, scoprire una “velata”, oppure condannarla per il suo aspetto esteriore come se fosse una colpa, è, per me, un atto di Violenza.
  • Visite: 152
© 2017 pd milano metropolitana